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Una griglia di valutazione
clinica dell' Object Relations Technique (ORT) di Phillipson
Il lavoro si inserisce nel filone delle ricerche (Brelet,
1994; Western, 1995; Teglasi, 2001), che si sono proposte
di costruire fogli di spoglio per la lettura dei test
narrativi, tali da rendere l'interpretazione del materiale
prodotto dal paziente più agevole, ma soprattutto più
consensuale.
All'interno dell'insieme dei test
proiettivi - che già, come è noto, patiscono da sempre
un cospicuo numero di critiche sulla loro validità -
i test narrativi si prestano in particolar modo a interpretazioni
idiosincratiche del singolo operatore e la loro affidabilità
sul piano clinico è stata per questo messa frequentemente
in discussione.
L' Object Relations Technique di
Phillipson (1955), come gli altri test narrativi, presenta
analoghi problemi di lettura e di interpretazione (inferenze
ingiustificate, bias da parte del clinico), che ne inficiano
l'affidabilità diagnostica. Al momento attuale per questo
test esistono solo due griglie di lettura: la griglia
assai semplice di Bagby (1958) e la griglia di Lis e
Zennaro (2001), tarata su una popolazione di soggetti
non clinici.
La griglia
Dato che l'obiettivo era rimanere
il più possibile aderentI alla teoria di Phillipson
sulle relazioni di oggetto (costrutto misurato dall'ORT),
la griglia è organizzata sulla base del numero e della
qualità degli oggetti percepiti, nonché sulla presenza/assenza
e sulle qualità delle relazione tra questi ultimi.
Per ciascuna tavola è previsto un
foglio di spoglio, suddiviso in più sezioni:
- alla
sezione relativa alla percezione di un oggetto inanimato,
comune a tutte le tavole, seguono altre sezioni dedicate
alla percezione di una sola persona, di due persone,
di tre persone, oppure del gruppo, ovviamente secondo
lo stimolo proposto dalla tavola. È prevista la possibilità
di segnalare l'attribuzione del significato di oggetto
a elementi percettivi della tavola, normalmente non
qualificati come tali (elemento fantasmatizzato).
- All'interno
delle singole sezioni vengono valutate non solo le
caratteristiche degli oggetti che sono i protagonisti
delle storie, ma anche la qualità delle azioni che
intercorrono all'interno di queste ultime e il tipo
di relazione prevalente. Ci siamo ispirati, a questo
proposito, alle osservazioni di Mayman, Blatt e Urist
relative al fatto che è possibile inferire dal tipo
di descrizione del personaggio e dalla qualità affettivo/emotiva
dell'azione compiuta da questo ultimo il livello evolutivo
della relazione di oggetto nonché, di conseguenza,
la qualità normale o patologica del funzionamento
psichico.
È prevista, ovviamente, anche una
sezione libera che consente di annotare, oltre al clima
emotivo del racconto, anche la presenza di elementi
particolari, idiosincratici del singolo soggetto.
Scopo della ricerca è fornire dati
di riferimento relativi a un campione non clinico e
a differenti campioni clinici, organizzati in base alla
diagnosi DSM-IV, affinché sia possibile confrontare
i dati ricavati dal protocollo di ogni singolo paziente
con queste tabelle normative (Intervalli di fiducia)
e, con il proseguire di questo lavoro, ottenere un significativo
data-base per ciascuna delle sezioni (e, quindi, per
ciascuno degli indicatori clinici) in cui è suddivisa
la griglia. L'auspicio è che le diagnosi cliniche sulla
relazione oggettuale ottenute attraverso la somministrazione
dell'ORT possano fondarsi sempre più, oltre che sull'indispensabile
sensibilità ed esperienza del singolo diagnosta, anche
sul confronto con i valori ricavati dall'analisi di
campioni adeguatamente numerosi e rappresentativi.
I dati della ricerca saranno pubblicati in un volume
sull'ORT, la cui distribuzione è prevista per il 2005.
Ricercatori
Enrico De Sanctis
Silvia Puricelli
Viviana Di Gennaro
Anna Bonfanti
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